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L’evoluzione normativa sui licenziamenti illegittimi

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  • Labor law and trade union issues - HR e-briefs

06-11-2018

A soli tre anni dall’entrata in vigore del Jobs Act e a pochi mesi di distanza dal Decreto Dignità, il regime sanzionatorio dei licenziamenti illegittimi è stato ulteriormente modificato, questa volta non per mano del Legislatore, ma della Corte Costituzionale. Sono stati diversi gli interventi che nel corso degli anni hanno interessato le conseguenze sanzionatorie dei licenziamenti illegittimi. E allora, dato che a seguito della pronuncia della Corte sarà probabile un ritorno al passato, è necessaria una rapida rassegna sull’evoluzione normativa di tale istituto.

L’entrata in vigore della Legge 604 del 1966 interrompeva il regime della libera recedibilità e introduceva la c.d. “Tutela Obbligatoria” in caso di licenziamento illegittimo: il datore di lavoro era tenuto a riassumere il lavoratore licenziato entro tre giorni o, in alternativa, a risarcirlo con un’indennità dalle 2,5 alle 6 mensilità.

L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, nella sua formulazione originaria, prevedeva, per le imprese di maggiori dimensioni, la c.d. “TutelaReale”, ovverosia la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e un risarcimento pari alle mensilità maturate dal licenziamento alla effettiva reintegra con un minimo di 5 mensilità. Rimaneva, in continuità con la Legge 604/1964, la non applicabilità di tale disposizione alle imprese di piccole dimensioni, per le quali continuava ad applicarsi la Tutela Obbligatoria.

La Legge 92 del 2012 puntava a garantire maggiore flessibilità nei licenziamenti. Con la Riforma, infatti, vengono inseriti quattro tipi di sanzioniin base al vizio riscontrato nel licenziamento. La reintegrazione è applicata solo nel caso dei vizi più gravi (licenziamento discriminatorio, nullo o orale) ovvero nei casi di licenziamento ingiustificato più gravi, prevedendo, rispettivamente, un risarcimento del danno senza limite massimo ovvero fino ad un massimo di 12 mensilità.

Nei casi di licenziamento meno gravi è prevista una c.d. “Tutela Risarcitoria Forte”, ovverosia un risarcimento del danno in misura compresa tra le 12 e le 24 mensilità sulla base di vari parametri: anzianità del lavoratore, numero degli occupati, dimensioni dell’attività economica e comportamento delle parti. Nei casi di licenziamento inefficace per violazioni procedurali è invece prevista una c.d. “Tutela Risarcitoria Debole”, ovverosia un risarcimento del danno compreso tra le 6 e le 12 mensilità. Ai lavoratori assunti nelle imprese di più piccole dimensioni continua ad applicarsi la Tutela Obbligatoria.

Per la lettura dell'intera newslettere visita il sito www.aidp.it.

 

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