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Quanta confusione sui rischi legali della digitalizzazione parziale

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  • Corporate - Deal alert

28-06-2022

 

Da un sondaggio Evershed Sutherland con oltre 700 manager emerge la poca consapevolezza di pericoli quali la possibile interruzione dell’operatività, la violazione della proprietà intellettuale e gli impatti ambientali negativi

Il processo di digitalizzazione portato avanti dalle aziende sta conoscendo negli ultimi tempi una crescita esponenziale. Purtroppo, però, nella maggioranza dei casi, sono poche le società che decidono di intraprendere questo cammino nella piena consapevolezza dei rischi ai quali possono andare incontro.

In una ricerca recentemente pubblicata da Evershed Sutherland ( “Shaping the Future of Digitalization: Global Perspectives on Digital Technologies, Risk and Corporate Digital Responsability)  sui pericoli di natura legale derivanti dall’adozione di procedure parziali non connesse a una corretta adozione di pratiche di Corporate Digital Responsability (CDR), emerge chiaramente, dagli oltre 700 manager internazionali intervistati nel sondaggio, come la confusione su questo argomento regni ancora sovrana. Per  esempio, mentre i manager interpellati sono consapevoli dei rischi legali derivanti da una mancata adozione di pratiche legate alla cybersecurity, non altrettanto si può dire circa la consapevolezza dei pericoli quali, per esempio, la possibile interruzione dell’operatività, la violazione della proprietà intellettuale (IP) e gli impatti ambientali negativi.

Non governare quindi il processo di implementazione digitale comporta rischi elevati e conseguenze legali gravi e imprevedibili. Nel peggiore dei casi, come individuato dagli autori della ricerca, un approccio superficiale e non supervisionato può portare al Techlash, ovvero a una situazione di estrema difficoltà operativa che si verifica quando le aziende non utilizzano la tecnologia a loro disposizione in modo responsabile o i dati in modo trasparente, facendone al contrario un uso improprio o quantomeno percepito all’esterno come tale.

La risposta a questi rischi legali non può certo essere quello di un rallentamento della crescita digitale: tirare il freno a mano o peggio ancora nascondersi in una politica di piccoli passi è certamente la contromossa sbagliata. Piuttosto, bisogna governare il processo adottando una strategia CDR nella sua interezza e modellandola sull’ampio spettro delle responsabilità legali, etiche e aziendali legate all’utilizzo delle tecnologie digitali. Venir meno può condurre a un grave rischio  anche in termini di sanzioni: ad esempio, per alcune violazioni della normativa in materia di protezione dei dati personali, le sanzioni possono ammontare fino al 4% del fatturato globale dell’impresa o a 20 milioni di euro, mentre per certe violazioni previste dalle nuove disposizioni UE, che entreranno in vigore relativamente ai campi di applicazione del Machine Learning e dell’AI, le sanzioni possono arrivare fino al 6% del fatturato globale o a 30 milioni di euro.

È inevitabile, del resto, che la crescita vorticosa della digitalizzazione avvenga in un quadro tecnologico e giuridico ancora caotico: il 63% delle aziende intervistate nella ricerca di Eversheds Sutherland indica questa come la causa che impedisce di valutare attentamente i rischi e le responsabilità correlate. Ma il cammino appare segnato. 

Per la trasformazione tecnologica si prevede che nel prossimo futuro le aziende spenderanno più di 10.000 miliardi di dollari.  Basti pensare che nel 2021 il 35% delle operazioni di M&A globali ha riguardato il settore tecnologico. Ma forse il dato più indicativo è legato alla pandemia, che ha svolto la funzione di acceleratore della trasformazione digitale, spingendo all’adozione di pratiche e modalità interattive mai sperimentate in precedenza. Adesso è necessario passare a un livello successivo: quello dell’armonizzazione di tutti gli step in un unico disegno che tenga conto dell’ampio spettro di responsabilità legali, etiche e di reputazione che un processo di digitalizzazione deve necessariamente possedere per poter essere definito responsabile e, in definitiva, effettivamente utile al progresso.