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SMART WORKING E SICUREZZA SUL LAVORO

  • Italy
  • Employment law - HR E-Brief

13-11-2017

Un tema rilevante da trattare in relazione al patto di smart working è quello della sicurezza del lavoratore.
Nel telelavoro, caratterizzato da una postazione di lavoro esterna fissa e stabilita (di solito, il domicilio del lavoratore), il problema della sicurezza è in genere risolto ponendo a carico del datore di lavoro l’obbligo di allestire una postazione lavorativa a norma ovvero, attraverso l’effettuazione di controlli diretti, ad accertare la conformità del domicilio del lavoratore rispetto alle prescrizioni di sicurezza.

Ovviamente, la situazione è più complessa nel lavoro agile, posto che il datore di lavoro solitamente non ha la materiale disponibilità di tutti i luoghi nei quali il lavoratore agile svolgerà la prestazione. Si comprende bene, dunque, il motivo per cui la legge sullo smart working prevede una scarna previsione in materia.

In particolare, l’art. 22 della legge 22 maggio 2017, n. 81 impone al datore di lavoro di garantire la salute e la sicurezza del lavoratore; a tal fine, la norma obbliga il datore di lavoro a consegnare, con cadenza annuale, allo smart worker, nonché al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), un’informativa nella quale dovranno essere individuati “i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro”.

Inoltre, la legge specifica che il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa, che dunque dovranno essere conformi agli standard previsti dalla normativa.
La legge lascia spazio a qualche dubbio interpretativo: innanzitutto, non è in alcun modo specificato se l’informativa scritta sia assimilabile o meno a un normale DVR.

Inoltre, non è chiaro se, ai fini dell’informativa appena citata, il datore di lavoro sia tenuto a valutare tutti i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali o se invece possa limitarsi alla sola strumentazione consegnata al lavoratore. Tale ultima ipotesi sarebbe la più ragionevole, posto che il datore di lavoro non sceglie il luogo in cui il lavoratore svolgerà la prestazione, né può verosimilmente controllarlo.

In realtà, pare si possa dedurre una diversa interpretazione da una recente sentenza, secondo la quale “ogni tipologia di spazio può assumere la qualità di luogo di lavoro, a condizione che ivi sia ospitato almeno un posto di lavoro o esso sia accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro” (Cassazione, 5 ottobre 2017, n. 45808). Tuttavia, proprio sulla base del testo di tale sentenza, deve ritenersi che il datore di lavoro non possa essere chiamato a rispondere di violazioni inerenti la sicurezza di luoghi dei quali non sia stato informato in tempo utile ai fini della valutazione e prevenzione di eventuali rischi.

La legge stabilisce comunque che il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle specifiche misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali.

Il lavoratore ha inoltre diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dipendenti da rischi connessi alla prestazione lavorativa resa all’esterno dei locali aziendali, ivi compresi gli infortuni in itinere occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali. Tale ultima tutela, prevista per gli infortuni in itinere, è tuttavia applicabile solo nel caso in cui la scelta del luogo della prestazione sia dettata da esigenze connesse alla prestazione lavorativa stessa o alla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

La norma non sembra comunque tutelare il lavoratore nei successivi spostamenti che eventualmente lo stesso dovesse effettuare in connessione con lo svolgimento della prestazione.
In tale rispetto, è da ultimo intervenuto l’Inail che, con la Circolare n. 48 del 2 novembre 2017, ha fornito alcune indicazioni in materia di sicurezza del lavoratore agile.

Di particolare interesse è la precisazione che, con riferimento agli infortuni cui è circoscritta la tutela assicurativa, assume particolare rilevanza l’accordo di smart working, che si configura come strumento utile per l’individuazione dei rischi lavorativi ai quali il lavoratore è esposto e dei riferimenti spazio-temporali ai fini del rapido riconoscimento delle prestazioni infortunistiche; in mancanza di indicazioni sufficienti desumibili dall’accordo, pertanto, ai fini dell’indennizzabilità dell’evento infortunistico sarà necessario compiere specifici accertamenti finalizzati a verificare la sussistenza dei presupposti della tutela e se, nello specifico, l’attività svolta al momento dell’infortunio sia in stretto collegamento con l’attività lavorativa, in quanto necessitata e funzionale alla stessa.

“Di seguito il link per consultare la newsletter di AIDP: http://www.aidp.it/gruppo/lombardia-varie.php

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