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Tutele crescenti: prime pronunce e dubbi interpretativi

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  • Employment law - HR E-Brief

29-01-2018

A distanza di oltre due anni dall'entrata in vigore del contratto a tutele crescenti riteniamo utile riassumere i primi orientamenti giurisprudenziali delle corti di merito che si sono formati nell'applicazione della nuova normativa.

Le sentenze disponibili e pubblicate sono ancora poche tuttavia vi sono state alcune pronunce particolarmente significative che hanno già evidenziato alcuni dubbi interpretativi e orientamenti contrapposti.

Per esempio, un punto cruciale riguardal'onere probatorio nei licenziamenti disciplinari delle aziende con più di 15 dipendenti e, in particolare, il significato da attribuire all'art. 3, comma 2 del D.lgs. n. 23/2015, secondo cui solo nelle ipotesi di licenziamento per motivi disciplinari in cui sia direttamente dimostrata in giudizio l'insussistenza del fatto materiale contestato, rispetto alla quale resta estranea ogni valutazione circa la sproporzione del licenziamento, il giudice condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e al pagamento di un'indennità risarcitoria.

Una recentissima sentenza del Tribunale di Milano ha ordinato la reintegrazione di una dipendente, per mancata prova dei fatti alla stessa addebitati, offrendo la seguente interpretazione di detta locuzione:"poiché il D.lgs. n. 23 del 2015 non è espressamente intervenuto sull'onere della prova in caso di licenziamento, si ritiene che sia ancora in vigore anche per i licenziamenti soggetti a tale disciplina l'art. 5 della L. n. 604 del 1966 a norma del quale l'onere della prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento spetta al datore di lavoro". (...)si ritiene sufficiente che il Giudice, valutati gli atti e i documenti di causa prodotti da entrambe le parti, possa ritenere che il fatto materiale sia insussistente"(Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, 29 maggio 2017;nello stesso senso il Tribunale di Lodi, Sezione Lavoro, 16 febbraio 2017 n. 37).

In senso diverso, invece, il Tribunale di Napoli ha affermato che il D.lgs. n. 23/2015 offre un differente grado di tutela, nel senso che se il dipendente intende beneficiare della maggior tutela (i.e. reintegrazione) dovrà premurarsi di offrire elementi di prova che dimostrino l'insussistenza del fatto addebitato (Tribunale di Napoli, Sezione Lavoro, 27 giugno 2017).
 
Di seguito il link per consultare l’intero articolo: http://www.aidp.it/hronline/2018/1/2/tutele-crescenti-prime-pronunce-e-dubbi-interpretativi.php

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