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Agricolo e fotovoltaico: il difficile equilibrio

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26-04-2021

Agricolo e fotovoltaico: il difficile equilibrio

Che la questione del rapporto tra il fotovoltaico e l’agricolo fosse in delicata tensione è fatto noto e non recente, ma l’interesse per il tema è rinverdito a causa del profilarsi di recenti spinte contraddittorie.

 

Andiamo con ordine.

 

Come noto, il PNIEC pone, tra gli altri, l’obiettivo di decarbonizzazione, che, per quanto riguarda la materia delle risorse energetiche rinnovabili, si sviluppa su tre principali punti di intervento, ossia: contribuire al target europeo coerentemente con le disposizioni previste dal Regolamento Europeo 2018/1999; aumentare la quota dei consumi coperti da rinnovabili, soprattutto tenendo in considerazione nel settore elettrico l’intermittenza di fonti con maggiore potenziale di sviluppo (come eolico e fotovoltaico); contenere il consumo di suolo.

L’obiettivo è dunque di raggiungere la quota dei consumi totali coperti da fonti rinnovabili pari al 30% entro il 2030.

 

Questo necessita che vi sia una spinta importante nella diffusione delle risorse rinnovabili, tra cui del fotovoltaico, il quale non può non riguardare anche l’utilizzo dei terreni agricoli.

 

Ma ciò non è così semplice data la crescente attenzione verso i profili di tutela paesaggistica e agricola che spingono, da un lato, le Amministrazioni a denegare le autorizzazioni facendo prevalere i ridetti interessi con decisioni dotate di lata discrezionalità e, dunque, non sindacabili dal Giudice amministrativo e, dall’altro, le Regioni ad adottare normative fortemente limitative. E’ quanto si sta verificando con alcuni recenti interventi normativi in Abruzzo, Basilicata, Veneto e Calabria.

 

In Abruzzo, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un emendamento al Progetto di Legge n. 182/2021, con l’obiettivo di sospendere l’installazione di impianti eolici, nonché di impianti fotovoltaici posizionati a terra e di impianti per il trattamento dei rifiuti, inclusi quelli soggetti ad edilizia libera, nelle zone agricole caratterizzate da produzioni agro-alimentari di qualità e/o di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale. Ciò con lo scopo di tutelare la valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali e del paesaggio rurale.

 

In Basilicata, il 5 Gennaio 2021 è stata approvata una proposta di legge che, con l’obiettivo di limitare l’impiego di ingenti porzioni del territorio regionale per impianti fotovoltaici, è stato modificato il Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale, contenendo la potenza massima degli impianti fotovoltaici a 3MW.

 

In Veneto, il progetto di legge n. 41/2021 mira a un forte ridimensionamento della potenza massima installabile su aree agricole per gli impianti fotovoltaici fino a 200kWp o 1 MWp, a seconda del tipo di area.  Rispettivamente, nelle aree ad elevata utilizzazione agricola o aree ad agricoltura mista diffusa, la potenza massima installabile trova il limite a 200 chilowatt, mentre nelle aree agropolitane il limite è posto a 1 megawatt.  

 

In Calabria, nelle more del Piano Paesaggistico, approvato con Deliberazione di Consiglio Regionale n. 134 del 01/08/2016, la prassi operativa che l’assessore regionale alla Tutela dell’ambiente, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, vorrebbe disporre considera la sospensione di tutte le autorizzazioni per gli impianti eolici e elettrodotti, in quanto costituiscono una violenza alla bellezza del territorio regionale e allo sviluppo del turismo.

 

L’orientamento espresso da queste normative regionali si pone su un crinale di malcelato sfavore verso lo sviluppo poderoso di impianti fotovoltaici che solo garantirebbe il perseguimento degli obiettivi europei.

Sul piano giuridico, peraltro, non possono tacersi consistenti dubbi di costituzionalità di siffatti interventi; e ciò proprio alla luce dei noti arresti della Corte costituzionale che ha avuto più occasioni per affermare come le Amministrazioni Regionali non possano prescrivere limiti inderogabili valevoli sul loro intero territorio regionale, perché ciò sarebbe in pieno contrasto con il principio di massima diffusione delle energie rinnovabili posto dal legislatore nazionale, in coerenza con le normative europee. (Sentenza Corte Costituzionale n. 106/2020; Sentenza Corte Costituzionale n.268/2019).

 

Nell’attuale contesto di confliggenti interessi, una possibile soluzione potrebbe essere rintracciata, oltre che nelle note ipotesi di agrivoltaico, anche guardando ai risultati di alcune esperienze estere. In Germania, ad esempio, si stanno testando gli impianti agrovoltaici verticali con moduli bifacciali. Questa loro particolare caratteristica, grazie ad un orientamento da est a ovest, consentirebbe di raggiungere picchi di prestazioni alla mattina e alla sera, producendo così maggior generazione di elettricità rispetto agli impianti tradizionali. Inoltre la loro struttura verticale permetterebbe l’uso di macchine agricole e la creazione di microambienti ecologici nella parte incolta posizionata sotto il modulo fotovoltaico. L’esempio tedesco sembra essere stato seguito anche in Francia.

Queste iniziative di sperimentazione riguardanti una progettazione alternativa degli impianti fotovoltaici sono di particolare stimolo, sebbene, per la loro applicazione anche nel territorio italiano, debbano essere di adeguate verifiche, specialmente quanto alle eventuali limitazioni sussistenti nella normativa vigente che, quanto al fotovoltaico, è chiaramente formulata avendo a riferimento la struttura “classica” orizzontale degli impianti (si pensi, ad esempio, a eventuali limitazioni quanto alla altezza dal suolo o alla applicabilità della normativa antisismica).

 

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