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E-briefing -La nuova azione di classe – La fase istruttoria del procedimento (2/3)

  • Italy
  • General

17-05-2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come anticipato in occasione della nostra prima newsletter, la Legge n. 31/2019 ha ridisegnato la struttura del procedimento della class action: precedentemente connotato da due sole fasi, il nuovo processo di classe si svilupperà, a partire dal 19 Maggio 2021, in tre distinte fasi.

Con riferimento alla seconda fase del giudizio – destinata al raggiungimento della decisione nel merito – il legislatore ha riconosciuto al tribunale ampi poteri di direzione del procedimento, prevedendo che lo svolgimento avvenga in maniera deformalizzata (“omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio”). L’art. 840-quinquies c.p.c. attribuisce, così, al tribunale la facoltà di procedere agli atti di istruzione della causa nel modo che ritiene più opportuno, avuto riguardo alle diverse esigenze del caso.

La marcata discrezionalità riservata al giudice è dettata dalla volontà di agevolare quanto più possibile il corso del processo. Le importanti novità introdotte dalla riforma in merito all’istruzione probatoria – analizzate qui di seguito – lasciano tuttavia trasparire un regime probatorio agevolato a favore del proponente. Perciò si può affermare che la riforma della class action è improntata ad esigenze di maggior speditezza del procedimento e tutela dei diritti omogenei individuali, anche se sembra delineare una presunzione di colpevolezza in capo al resistente.

1.  L’ordine di esibizione

Una delle principali novità della fase istruttoria riguarda l’ordine di esibizione. Il nuovo art. 840-quinquies contiene deroghe specifiche alla disciplina ordinaria contenuta negli artt. 210 ss. c.p.c. e sembrerebbe ammettere, a vantaggio del ricorrente, l’esibizione in modo quasi esplorativo. Infatti:


─       da un lato, il proponente, che formuli istanza di esibizione nei confronti del resistente, può limitarsi ad indicare fatti e prove che si trovano “ragionevolmente” nella disponibilità dalla controparte e che sono “sufficienti a sostenere la plausibilità della domanda” (art. 840-quinquies, comma 5);

─       dall’altro, viene ampliato l’ambito di applicazione di tale strumento, dal momento che l’ordine di esibizione può avere ad oggetto intere “categorie di prove”, le quali devono essere individuate sulla base di caratteristiche comuni “come la natura, il periodo durante il quale sono stati formati, l’oggetto o il contenuto degli elementi di prova di cui è richiesta l’esibizione” (art. 840-quinquies, comma 6).

In ogni caso l’esibizione potrà essere ordinata “nei limiti di quanto è proporzionato alla decisione”, tenuto conto dei fatti allegati e delle produzioni già assunte, della complessità dell’attività di ricerca documentale e dei costi che ne derivano. A tale riguardo, nel silenzio della nuova norma, deve ritenersi applicabile l’art. 210, comma 3, c.p.c., in forza del quale, se l’esibizione comporta una spesa, questa deve essere sostenuta dalla parte richiedente. Tuttavia non mancano alcuni commentatori che dal nuovo sistema sanzionatorio previsto in caso di inosservanza dell’ordine di esibizione – v. oltre – fanno discendere un’implicita deroga a tale previsione normativa, con ulteriore aggravamento di costi a carico del resistente.

Allo stesso modo, il giudice dovrà valutare se le prove, delle quali è chiesta l’esibizione, contengano “informazioni riservate, specialmente se riguardanti terzi” (art. 840-quinquies, comma 6). A tal riguardo il legislatore ha inteso tutelare espressamente il diritto alla riservatezza non solo dei dati personali, ma anche delle informazioni commerciali e dei segreti industriali. La stessa disposizione normativa riconosce al giudicante il potere di adottare specifiche tutele, quali ad esempio la possibilità di limitare il numero di persone autorizzate a prendere visione delle relative prove.

Va segnalato infine che, a salvaguardia degli interessi del resistente, il legislatore ha comunque riconosciuto a quest’ultimo il diritto di essere sentito prima che il giudice provveda sull’istanza di esibizione.

Ulteriore elemento di novità è l’introduzione di un sistema sanzionatorio ad hoc a corredo della disciplina specifica in tema di esibizione.

L’art. 840-quinquies attribuisce al giudice il potere di irrogare sanzioni pecuniarie amministrative particolarmente elevate (da euro 10.000 fino ad euro 100.000) alla parte che “senza giustificato motivo” si rifiuti di adempiere all’ordine di esibizione. La medesima sanzione è prevista anche nel caso in cui la parte (o eventualmente il terzo) distrugga le prove rilevanti ai fini del giudizio, sempre che il fatto non costituisca reato. Ai fini della corretta applicazione della sanzione il giudice dovrà comunque valutare la sussistenza del dolo (o della colpa) in capo al soggetto che abbia distrutto le prove.

In aggiunta alla sanzione pecuniaria è previsto comunque che, sia in caso di inadempimento sia in caso di distruzione delle prove, il giudice possa ritenere provato il fatto al quale la prova si riferisce.

2. La consulenza tecnica d’ufficio

Lo sbilanciamento della nuova disciplina dell’azione di classe a favore dell’attore emerge chiaramente dal terzo comma dell’art. 840 quinquies, che disciplina il ricorso alla consulenza tecnica d’ufficio. Ove quest’ultima sia ammessa, infatti, l’obbligo di anticipare le spese e l’acconto sul compenso del consulente è posto a carico del resistente, salvo nel caso in cui sussistano specifici motivi. Rientra, dunque, nel potere discrezionale del giudice valutare se effettivamente vi siano ragioni particolari che possano esonerare il resistente dall’anticipare i costi della consulenza tecnica.

Tale disposizione potrebbe avere l’effetto di aumentare i casi di ricorso al consulente d’ufficio in ausilio al giudice, a scapito però del resistente. In ogni caso appare difficile conciliare la nuova norma, secondo la quale le spese della consulenza (di interesse comune alle parti) debbono essere anticipate dal resistente anche nel caso in cui sia il proponente a richiederla, con il principio cardine del contraddittorio, cui dovrebbe essere ispirato lo svolgimento del processo, e che postula che le parti siano poste in condizioni di parità.  Probabilmente la scelta del legislatore si spiega con l’intento di agevolare il ricorso all’azione di classe, riducendo il rischio che i titolari di diritti individuali omogenei rinuncino a chiederne la tutela in giudizio perché impossibilitati a sostenere i costi di una causa particolarmente complessa e onerosa.

3. I dati statistici e le presunzioni semplici

Il legislatore ha espressamente attribuito al tribunale la facoltà di avvalersi di dati statistici e presunzioni semplici “ai fini dell'accertamento della responsabilità del convenuto” (art. 840-quinquies, comma 4). Di per sé la disposizione non introduce una novità processuale, essendo pacifico che il giudice possa ricorrere a presunzioni, purché gravi, precise e concordanti (art. 2729 c.c.). Tuttavia la formulazione infelice del nuovo articolo comporta alcune incertezze. In particolare, il riferimento alla “responsabilità del convenuto” potrebbe limitare l’applicabilità della norma esclusivamente al fine di accertare la sussistenza dell’illecito e il nesso di causalità tra la condotta del resistente e il danno lamentato dal proponente. Senonché non sembra esservi ragione per ritenere preclusa la possibilità che il giudice si avvalga delle presunzioni anche per la decisione di questioni preliminari (ad esempio la validità di un contratto).

In ogni caso, se è pur vero che la disposizione non sembra attribuire all’organo giudicante il potere di decidere nel merito la domanda basandosi esclusivamente su tali mezzi di prova, è altrettanto vero che il ricorso a “dati statistici” potrebbe comunque facilitare l’onere probatorio del proponente.

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