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La nuova azione di classe – Uno sguardo d’insieme (1/3)

  • Italy
  • General

10-05-2021

Il 19 Maggio 2021 entrerà in vigore la nuova disciplina dell’azione di classe, che andrà a sostituire quella settoriale già presente nel Codice del Consumo. Le nuove norme sono state collocate nel Codice di Procedura Civile (Titolo VIII-bis, Dei procedimenti collettivi, artt. 840-bis ss., aggiunti dalla Legge n. 31 del 12 Aprile 2019), coerentemente con lo scopo, piuttosto ambizioso, che il legislatore si è prefisso: estendere la tutela collettiva a qualsiasi illecito seriale nei rapporti con imprese e soggetti esercenti servizi pubblici o di pubblica utilità, quindi affiancare alla tradizionale tutela giurisdizionale individuale un processo di cognizione collettivo, che accolga i più importanti contenziosi di massa.

La nuova class action è diretta all’accertamento della responsabilità del soggetto convenuto e alla sua condanna al risarcimento del danno o alla restituzione ma, rispetto al passato, l’ambito di applicazione dell’azione di classe è stato ampliato in modo significativo.

Sotto il profilo soggettivo, l’azione di classe diventa uno strumento a disposizione di chiunque sia portatore di un diritto individuale omogeneo. Quindi della classe potranno fare parte non solo consumatori e utenti ma anche professionisti, imprese, investitori, ecc. A proposito del requisito dell’omogeneità dei diritti individuali in capo ai soggetti membri della classe, la nuova normativa non impone alcuna revisione dell’orientamento interpretativo maggioritario che si è già affermato con riferimento all’azione di classe disciplinata dal Codice del Consumo e in base al quale l’omogeneità è ravvisabile:

─   in presenza di diritti individuali che traggono origine dal medesimo fatto illecito, che abbia dato vita a un unico danno-evento, anche se si tratta di diritti differenziati sotto il profilo del danno-conseguenza (fermo restando che il quantum debeatur potrà essere diverso per ciascun componente della classe);

─   purché le questioni personali – ovvero le questioni di fatto o di diritto che connotano specificamente le singole posizioni individuali – siano del tutto inesistenti o marginali.

Nella nuova disciplina legittimato a promuovere l’azione è, anzitutto, ogni soggetto facente parte della classe. Peraltro, la legittimazione attiva spetta anche alle organizzazioni o alle associazioni senza scopo di lucro, iscritte in un elenco pubblico istituito presso il Ministero della Giustizia, che abbiano tra i propri obiettivi statutari la tutela dei diritti individuali omogenei dedotti in giudizio: tali enti, in particolare, potranno agire senza necessità di avere ricevuto un mandato in tal senso da un componente della classe.

Sul piano oggettivo la nuova disciplina fa semplicemente riferimento all’esistenza di un diritto individuale omogeneo da tutelare, a prescindere dalla condotta posta in essere dal convenuto, da cui derivi la lesione di quel diritto. L’azione di classe può, dunque, essere esercitata in relazione ad illeciti di natura contrattuale ed extracontrattuale (anche in materia ambientale) o, ancora, a fattispecie di responsabilità precontrattuale.

Una limitazione dei diritti tutelabili può, tuttavia, essere ricavata dall’individuazione dei legittimati passivi della nuova class action: l’azione, infatti, può essere promossa solo nei confronti di imprese e di enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, in relazione ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle rispettive attività.

Per quanto riguarda l’ambito temporale di applicazione, il legislatore ha disposto che le nuove norme si applichino alle condotte illecite poste in essere successivamente alla loro entrata in vigore. Tale previsione legislativa non sarà, però, di facile applicazione pratica. Da un lato, non è agevole dare una precisa collocazione temporale alle condotte lesive che si protraggono nel tempo o che lasciano permanere i loro effetti nel tempo (si pensi, ad esempio, agli illeciti e ai danni in ambito ambientale o medico-sanitario). Dall’altro, la condotta a cui il legislatore fa riferimento non è il fatto illecito che lede il singolo soggetto, bensì la condotta plurioffensiva che comprende l’insieme degli atti posti in essere nei confronti dei soggetti appartenenti a una determinata “classe” e, a prescindere dall’elemento temporale, appare equo che situazioni giuridiche riconducibili ad un’unica condotta plurioffensiva reiterata nel tempo siano sottoposte alla medesima tutela processuale. È, dunque, probabile che la nuova disciplina trovi applicazione anche in presenza di più atti illeciti reiterati nel tempo dal medesimo soggetto, di cui solo alcuni riferibili temporalmente ad un momento successivo al 19 maggio 2021, nella misura in cui essi ledano diritti individuali omogenei.

La competenza a decidere l’azione di classe spetterà alla sezione specializzata in materia di impresa del tribunale del luogo dove ha sede la parte resistente e il nuovo procedimento sarà diviso in tre fasi:

─   la prima fase prende avvio su ricorso del proponente e ha ad oggetto la valutazione dell’ammissibilità dell’azione di classe. L’azione è dichiarata inammissibile se è manifestamente infondata, se non è ravvisata l’omogeneità dei diritti individuali dedotti in giudizio, se il proponente versa in conflitto di interessi nei confronti del resistente oppure se il proponente non appare in grado di curare adeguatamente i diritti individuali omogenei fatti valere in giudizio. Il tribunale decide sull’ammissibilità dell’azione con ordinanza reclamabile;

─   la seconda fase prende avvio solo ove l’azione sia stata ritenuta ammissibile ed è destinata al raggiungimento della decisione nel merito: cioè alla verifica della fondatezza delle ragioni poste dal proponente a sostegno dell’azione; quindi, all’accertamento della responsabilità del convenuto e – se ad agire non è stata una delle organizzazioni o associazioni a cui spetta la legittimazione attiva – anche all’accertamento del diritto soggettivo del proponente  (non, invece, anche dei diritti individuali di coloro che abbiano eventualmente già aderito all’azione di classe, perché questi saranno oggetto della terza fase del procedimento). Questa fase è caratterizzata da un regime probatorio agevolato a favore del proponente, considerati gli ampi poteri istruttori esercitabili dal tribunale anche d’ufficio e che saranno analizzati nel dettaglio in una successiva newsletter. Ove ritenga l’azione fondata, il tribunale decide con sentenza, accertando che la condotta del resistente ha leso i diritti dedotti in giudizio e provvedendo sulle domande risarcitorie o restitutorie formulate dal proponente;

─   la terza fase, affidata ad un giudice delegato, è volta all’accertamento dell’esistenza dei diritti individuali omogenei dei membri della classe che abbiano depositato domanda di adesione all’azione: il legislatore ha, infatti, confermato il sistema dell’opt-in; quindi, per avvalersi della class action, i soggetti titolari del diritto individuale omogeneo dedotto in giudizio devono manifestare la loro esplicita adesione all’azione esercitata dal proponente. Il giudice delegato provvede alla quantificazione e alla liquidazione delle somme spettanti agli aderenti. Si tratta di una fase di matrice para-concorsuale, che ruota attorno al ruolo del rappresentante comune degli aderenti: a lui è affidata la redazione del progetto dei diritti individuali degli aderenti, sulla base del quale il giudice delegato pronuncerà decreto di condanna nei confronti del resistente.

La nuova normativa introduce anche un procedimento di esecuzione forzata collettiva, al quale gli aderenti dovranno fare obbligatoriamente ricorso in caso di mancata spontanea esecuzione, da parte del resistente, al decreto di condanna emesso dal giudice delegato.

Tutti gli ordinamenti giuridici riconoscono all’azione di classe non solo una funzione risarcitoria del danno conseguente ad illeciti di massa ma anche una funzione di deterrenza dal compimento di ulteriori atti illeciti. In tale ottica possono essere viste alcune importanti novità della normativa che si appresta a entrare in vigore:

─   l’ampia pubblicità riservata a qualsiasi ricorso con il quale si propone l’azione di classe. Prima ancora che sia stato sottoposto al vaglio preliminare del tribunale, il ricorso del proponente è pubblicato nell’area pubblica del portale dei servizi telematici gestito dal Ministero della Giustizia, a discapito del bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dell’azione di classe e del soggetto convenuto in giudizio;

─   la facoltà, per i titolari dei diritti individuali omogenei dedotti in giudizio, di aderire all’azione non solo nel termine fissato dal tribunale con l’ordinanza che accerta l’ammissibilità dell’azione, ma anche dopo la sentenza che chiude la seconda fase del procedimento (cd. adesione postuma, sulla quale si tornerà in una successiva newsletter). Tale meccanismo di adesione, pur con la conferma del meccanismo dell’opt-in, renderà comunque incerta l’entità del danno che la parte resistente, ove soccombente, sarà tenuta a risarcire, con conseguenti ripercussioni sulla valutazione del rischio di causa;

─   la disciplina dei compensi posti a carico della parte soccombente, che il tribunale deve liquidare a favore del rappresentante comune degli aderenti e anche del difensore del proponente.

Le tre novità da ultimo citate, insieme all’attribuzione al tribunale di ampi poteri istruttori nella fase della decisione di merito portano, peraltro, a ritenere che il risultato d’insieme della riforma sia sbilanciato a favore del proponente e degli appartenenti alla classe, con effetti potenzialmente punitivi per le imprese e gli enti coinvolti.

Considerata l’importanza della riforma, a questa newsletter ne seguiranno altre due per approfondire alcuni aspetti specifici.

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