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PIR e Eltif - principali differenze tra i due strumenti

  • Italy
  • General

27-03-2020

I Piani individuali di risparmio (c.d. “PIR”) sono stati introdotti dal legislatore nazionale per indirizzare il risparmio delle famiglie verso gli strumenti finanziari delle PMI radicate sul territorio nazionale, al fine di garantire adeguate provviste finanziarie a quest’ultime.

I PIR possono essere considerati come dei contenitori all’interno dei quali confluiscono molteplici tipologie di strumenti finanziari. Al ricorrere di specifiche condizioni, i redditi (dividendi, interessi, plusvalenze, etc.) derivanti da tali strumenti finanziari - e dalla liquidità – non sono soggetti ad imposizione, anche ai fini dell’Imposta sulle successioni in caso di trasferimento a causa di morte.

Medesima sostanziale finalità è riconducibile all’introduzione degli European Long Term Investments Funds (c.d. “Eltif”), che sono stati introdotti dal legislatore comunitario al fine di creare una fonte di finanziamento di lungo termine per le PMI europee, in alternativa al canale bancario, attraendo gli investimenti dei piccoli risparmiatori.

Gli Eltif sono fondi comuni d’investimento chiusi, alternativi e armonizzati, il cui capitale deve essere investito principalmente in strumenti finanziari emessi da PMI europee, quotate e non.

Ad oggi, come confermato dalla Risposta all’interrogazione parlamentare n. 5-03576 del 13 febbraio 2020, si è ancora in attesa dell’autorizzazione comunitaria che possa rendere operativa la normativa di incentivazione fiscale in relazione a tali fondi, che dovrebbe concretizzarsi in un’esenzione da imposizione dei proventi distribuiti dagli stessi.

I due strumenti, seppur piuttosto simili, presentano talune ulteriori significative differenze:

  1. Struttura dello strumento

 

I PIR possono essere considerati fondi aperti con un orizzonte temporale dell’investimento di medio periodo e in genere consentono il rimborso anticipato (naturalmente a fronte della rinuncia al beneficio fiscale).

Al contrario, gli Eltif sono fondi chiusi con un orizzonte temporale dell’investimento generalmente di lungo periodo, che sovente non consentono un rimborso anticipato.

  1. Sottostante

 

I PIR sono volti a finanziare le PMI italiane e l’investimento sottostante deve avere inter alia le seguenti caratteristiche i) almeno una parte (70%) dell'investimento totale deve essere destinata a strumenti finanziari c.d. “qualificati”, ossia di imprese residenti nel territorio italiano o residenti in Stati UE o SEE, con stabile organizzazione nel territorio nazionale; ii) per gli investimenti in PIR costituiti a partire dal 1° gennaio 2020, la suddetta quota del 70% deve essere investita per il 25% del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell'indice FTSE MIB della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati e per almeno il 5% del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell'indice FTSE MIB e FTSE Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati.

Gli Eltif sono volti a finanziare le PMI dell’Unione europea. L’Eltif deve investire almeno il 70% del capitale (inteso come ammontare complessivo dei conferimenti di capitale e del capitale sottoscritto non richiamato, calcolati sulla base degli importi investibili, al netto dei costi) in investimenti ammissibili. Da quanto precede deriva che la principale differenza rispetto ai PIR risiede nel fatto che i capitali raccolti dagli Eltif possono essere investiti in un’ampia gamma di sottostanti, che non si esaurisce solo in titoli di debito o di equity.

  1. Gestione del rischio

 

I PIR sono fortemente esposti al rischio geografico in quanto destinati esclusivamente ad aziende attive sul territorio italiano. Al contrario gli Eltif, operando in ambito europeo ed avendo ad oggetto una più ampia gamma di investimenti, offrono una maggiore diversificazione del rischio.

  1. Ammontare dell’investimento

 

I PIR non prevedono una soglia minima di investimento, a fronte di una soglia massima di Euro 30.000 annui, fino ad un massimo investibile di Euro 150.000. Al contrario, gli Eltif non prevedono una soglia massima di investimento, mentre la soglia minima ammonta ad Euro 10.000.

Alla luce delle sopra elencate differenze, appare evidente che ad oggi l’assenza dell’autorizzazione comunitaria, che sostanzialmente preclude agli investitori di usufruire dell’agevolazione fiscale in discussione, rappresenta un ostacolo insormontabile alla diffusione degli Eltif. È doveroso tuttavia osservare che tale strumento presenta notevoli vantaggi competitivi rispetto ai PIR, tra cui la possibilità di una migliore gestione del rischio, sia in termini di rischio geografico sia in relazione alla possibilità di investire in una più ampia gamma di strumenti finanziari. v

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